Morire a Kabul oggi.

 

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Carne da macello!

Con significato diverso ma pur sempre orripilante, il quotidiano a ridosso dell’immediato mi prende per i capelli (hei brutta stronza ma piantala di dire fesserie) ricordandomi che oltre al mio limbo fatto di infiocchettate utopie tutte in progredire,  ove i ‘grandi’ stanno lì a ricordarmi che la pacifica lotta, e non già l’appecoramento al ‘così fan tutti’, è ancora percorribile, mentre assai piacevolmente mi intrattengo al telefono con un amico tanto più amico perché ci confrontiamo su progetti politici paralleli, ecco, rallegrandomi, aggancio il telefono e rialzandolo dinuovo al secondo squillo apprendo di questo ennesimo sconquasso che colpisce carne della nostra carne che ha scelto (chissà poi attraverso quali strade e spinto da quali bisogni) di andare in altri paesi a difendere la altrui pace.

Pace che sempre più spesso pagano di persona con il loro sangue senza che questa ne sia mai sazia. “Peace keeing” Requiescant in pacem!.

 

 

 

“Un cratere sull’asfalto” (noi italiani siamo abituati ai crateri che inghiottono vite umane – uomini di pace – anche sul patrio suol, sappiamo  della voragine che si spalanca nel vuoto e divora brandelli di carne). "Decine di veicoli hanno preso fuoco. Sull’asfalto della strada, l’esplosione, ha provocato un cratere profondo quasi un metro. ..lamiere annerite dal fuoco, accanto al quale soldati italiani stendono un telo sul corpo di un collega morto."

 

 Tuona stentoreo, dalla sua purpurea poltrona, il ministro della Difesa Ignazio La Russa in una Roma sventrata da macchine di ‘servizio’ moltiplicatesi per partenogenesi "Infami e vigliacchi non ci fermeranno. In accordo con le istituzioni internazionali questa missione continuera". Gli fà eco il ministro degli Esteri "Gagà" Franco Frattini: "Dobbiamo restare (ovvio non lui) per dimostrare che l’orgoglio dell’Italia è sempre alto". 

 

 

Ecco, rabbrividisco “l’orgoglio dell’Italia” insozzato da tali figuranti nei loro teatrini di Palazzo,  mentre dall’una e dall’altra parte in paesi lontani i  giovani soldati e tanti civili, muoiono con le carni lacerate, carni da macello ma, tranquilliziamoci!  al loro rientro suoneranno le fanfare, e come un marchio di orgine verrà consegnata una medaglia post mortem.

 

Mentre ‘posto’ altre notizie scorrono sul monitor.

Autopsie sperimentate per motivare dei fasulli perché.

 

 

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27 thoughts on “Morire a Kabul oggi.

  1. Simonedejenet ha detto:

    L’orgoglio dell’Italia si può professare con forza da una poltrona di Roma.

  2. sherazade2005 ha detto:

    Simo
    sei ingiusto anche dal lettone di Putin, oppure..oppure..
    Vorrei sprofondare fino a quando tutto questo spettacolo che terrà
    banco per molti giorni non tacerà, come sempre ha fatto dimenticando i vivi.

    sherae basta

  3. anonimo ha detto:

    E’ un po’ una trappola, davanti a un lutto così tremendo non si può che raccogliere solidarietà, vedrai che verranno strumentalizzati anche questi poveri ragazzi.

    -Ombra-

  4. sherazade2005 ha detto:

    Ombra

    lo sappiamo, lo abbiamo troppe volte sperimentato che sarà cosi’

    sheraunabbraccioeunsorriso

  5. sherazade2005 ha detto:

    Non so tutti proprio tutti siete dei

    sovversivi comunisti farabutti

    e dunque leggete La Repubblica, pero’ quando io accennavo ai nostri ragazzi che là o altrove a morire sono i primi, ecco intendevo proprio quello che Roberto Saviano sottolinea nel suo bellss articolo :

    Quel Sanque del SUD versato per il Paese

    sheraripensaicelerinidiPierPaoloPasolini

  6. Masso57 ha detto:

    Eccomi…in effetti il dramma della morte dei soldati italiani ha fatto comodo, molto comodo: in queste occasioni gli sciacalli tirano fuori il meglio di sè. Il peggio, anzi: vedere le faccine del ministro della Difesa e di quello degli esteri mi avrebbero indotto, da familiare, a non concedere la salma per i funerali di Stato.
    Meraviglioso l’articolo di Saviano, stavo per dirtelo.

    maxsemprepiùconvintoche menoarmiepiùospedalicambierebbelecose

  7. sherazade2005 ha detto:

    massi

    sto seguendo molte trasmissioni, soprattutto radiofoniche dove in modo diretto e corretto danno voce a militare che in diverse situazioni si sono ‘offerti’ per miassioni di pace.

    Tutti unanimamente dicono che li non c’è
    PEACE KEEPING
    ma guerra perchè manca un governo, perchè il ‘nemico’ non si sa chi sia perchè noi siamo vissute come forze occupanti.
    Encomio ai morti ma vergogna alla linea politica adottata.

    sheracorreafarecoseserie

  8. Masso57 ha detto:

    Shera, ho un amico che ci ha vissuto e lavorato in Afghanistan, e che sostiene da sempre come e quanto il terrorismo raccolga linfa vitale dallo spiegamento di forze armate straniere sul proprio territorio. Ci vuole poco o niente a convincere popolazioni indecise,socialmente divise e dagli ideali contraddittori, che gli “infedeli” stranieri sono venuti armati per spadroneggiare, e non per “esportare loro la democrazia” (quindi fare un loro interesse). Per capirci, nessuno toccherebbe gli ospedali di Emergency, dove i locali hanno potuto toccare con mano che non tutti gli “infedeli” sono ostili.
    Tra l’altro, l’attuale ministro della difesa me lo ricordo quando, all’epoca del governo Prodi, annunciò il voto contrario al finanziamento delle missioni perchè, a suo dire, “uno debole come Prodi espone i nostri ragazzi a dei rischi”: adesso invece che al governo c’è lui che “ha le palle”……

  9. Soulboarder ha detto:

    Una cosa terriblie e non bisogna dimenticare che praticamente tutti sono gente del sud. Lo dico io che mi sento blandamente meridionale ma in questi casi ne sono orgoglioso così come lo sono i familiari di queste semplici e coraggiose persone. Quanto alle missioni, bisognerebbe chiamarle col giusto nome. Cioè non quello che si vorrebbe ma quello che in realtà è. Sulla loro utilità è difficile esprimersi non avendo il quadro generale. A mio parere l’Afganistan non è tecnicamente controllabile per via di un territorio montuosissimo e privo di qualsivoglia infrastruttura. Quel che si sta facendo è forse solo contenere l’avanzata talebana. Sembra niente ma se i talebani, dopo l’Afganistan, si prendono pure il Pakistan allora siamo veramente fritti… Aloha

  10. romanticaperla ha detto:
  11. sherazade2005 ha detto:

    Dear Mr. Soul

    ripeto quello che ho detto prima e che Roberto Saviano ha ‘centrato’:
    uomini, ragazzi del Sud a cercare una vita diversa e che si buttano dove c’è possibilità:

    “Queste morti ci chiedono perché tutto in Italia è sempre valutato con cinismo, sospetto, indifferenza, e persino decine e decine di morti non svegliano nessun tipo di reazione, ma solo ancora una volta apatia, sofferenza passiva, tristezza inattiva, il solito “è sempre andata così”. Questi uomini del Sud, questi soldati caduti urlano alle coscienze, se ancora ne abbiamo, che le cose in questo paese non vanno bene, dicono che non va più bene che ci si accorga del Sud e di cosa vive una parte del paese solo quando paga un alto tributo di sangue come hanno fatto oggi questi sei soldati. Perché a Sud si è in guerra. Sempre. ”

    Roberto Saviano, La repubblica 18/09/09

    sheraprestoconituoicoloridisogno

  12. sherazade2005 ha detto:

    Massi

    la tua analisi non ‘fa una piega’ e soprattutto mi hai riportato alla memoria cio’ che disse il Ministro con le pAlle che pero’ tiene a casa la sua pElle…
    Emergency non ha tutta la mia simpatia incondizionata che va, al contrario, a Medici senza frontiere.
    Penso che Gino Strada si sia un po’ troppo lanciato anche in ambienti politici e dunque qlc non mi convince pienamente.

    sherachepensacheforsestaperfartiunregaloselotrovainrete

  13. avante ha detto:

    Sinceramente le parole di Saviano , quelle che tu citi non mi piacciono per nulla. é mai possibile non cogliere nelle scelte delle persone un valore,un minimo di sano principio e mischiare tuttocon tutto?Ogni individuo ha le sue nobili ragioni ed anche se fosse che l’intero esercito italiano fosse costituito da meridionali questo non significherebbe nulla, proprio nulla.
    E’ una brutta bestia la sociologia quando s’impossessa degli scrittori!

    Aideediverselabuonaseratadalaèsempreunpiaceredarla.

  14. sherazade2005 ha detto:

    Avantè

    è tardi ma vorrei chiarirti che per me (e credo forse per Saviano) non c’è intenzione di sminuire il valore individuale delle (di certe) scelte.
    Ma spesso nel Sud d’italia e, vedi caso anche nel nord più povero che fu feudo della DC, le scelte individuali erano a tutto l’Ottocento prete o soldato. L’unico modo per mangiare.
    Pur parlando di scelte OBBLIGATE non si esclude che esse diventino parte integrante e che non vengano portate avanti con dignità e, purtroppo, con grande abnegazione.

    Caro A il punto è “potere scegliere” sin dal principio tra molte possibilità è non quasi unicamente su quella che ti permette di uscire fuori dal circolo vizioso della povertà e dell’ignoranza.

    sherapoteresemprescegliereancheacostodisbagliarepagareconlavita

  15. sherazade2005 ha detto:

    ps. ho dimenticato di aggiungere che non sono una ‘sfegatata’ di Roberto Saviano e nn lo definirei scrittore solo per avere crudamente analizzato e raccontato i misfatti, le concatenazioni, della sua terra.

    sherappuntoassaicritica

  16. Medicineman ha detto:

    inutile girarci intorno; al sud travagghiu non ce n’è, se un picciotto è forte e coraggioso vede nella carriera militare un buon modo per mettere insieme uno stipendio dignitoso, da arrotondare con le missioni. Non mi parlate di patria, di stupidaggini sentimentali. Quei ragazzi stavano lavorando, altro che missione di pace. Ma pace per chi? Per noi occidentali benpensanti?
    La pace si porta costruendo centrali elettriche,fabbriche e strade e scuole, riempiendo le case di televisori ed i frigoriferi di cocacola.
    E facendo scomparire qualsiasi religione dai governi degli stati.

  17. Soulboarder ha detto:

    Mi spiace dirti che la mia considerazione per Saviano è pari a quella che ho per Moccia. Anche in questo caso non ha perso occasione di spostare il discorso dove più gli faceva comodo, dimenticando che le scelte di vita sono sempre personali e in tutte le storie di questi militari non c’è supina partecipazione ma impegno e fede in ideali. Un concetto quest’ultimo ormai sconosciuto nel nostro paese. E comunque io vivo al sud e non mi sento in guerra. Mai. Aloha

  18. sherazade2005 ha detto:

    grazie mAd man

    condivido in pieno il tuo concetto.
    Pace per noi che ci garantiamo asservimento per il petrolio e quant’altre ricchezze ci interssino.
    Sentivo un’intervista ieri ad un medico di una ONG (non Emergency) al quale è stato chiesto se aveva paura per la sua vita.
    E’ stato categorico nel suo NO, perchè il loro operato di medici (o insegnanti o tecnici sempre CIVILI) viene riconosciuto (e apprezzato) dalla popolazione.
    Per assurdo, aggiunge, HO PAURA se sono a bordo di un mezzo militare!
    Esportare la democrazia! sono stati scritti fiumi di pensieri. Esportare si puo’ la Pace e non è quello che fanno le forze di “Peace keeping” sui loro blindati e le loro armi mentre anche Obama mantine il punto di una “war of necessity”
    Serve perorare con grande determinazione e forza un’ampia azione politico-diplomatica.

    sheragrazieassai

  19. sherazade2005 ha detto:

    Mr. Soul

    Oddio poco poco piu’ di Moccia…Saviano ha radiografato una realtà innegabile, vogliamo dire circoscritta alla Campania?
    Nella mia ‘presunzione’ vorrei chiederti di (ri)leggere quanto ho scritto in risposta all’amico Avantè e

    VORREI ricordare

    che quello che io ho considerato mio padre (anche se per pochi anni) fu prima ufficiale pilota delle frecce tricolori. Passata l’età della spericolatezza, riprese regolare servizio. Eravamo a Pisa quanto su mandato in missione di Pace Onu, e fu trucidato con tutta la sua squadriglia, a KINDU nell’ex Congo belga. Soltanto molti anni dopo ci si ‘degno’ di ricordarli nella stele che si trova sulla rotonda di accesso all’aereoporto Leonardo da Vinci. Le bare erano vuote. I corpi smembrati.
    Dunque cosa sia la passione e la scelta di mettere al servizio del Paese anche la propria vita, io e la mia famiglia lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Ma mio padre potè scegliere di fare l’accademia militare e di diventare pilota e non già medico o avvocato. Chiamiamolo ‘libero arbitrio’? Lui scelse.

    sherascusatemiquestolungodolorosoricordo

    13 novembre : “lettere d’amore”

    Non solo Nassirya

    La Morte arrivò prepotente e inattesa quella volta, fuori tempo e con grande anticipo.

    Fu così che la Rondine dopo una settimana ricevette una lettera

    d’amore ‘dal cielo’ ed i bambini un immenso casco di piccole banane africane dal sapore dolce e sciropposo che impasta la bocca e ritorna ogni volta che la Piccolina smarrita esplicita un semplice “Perché?”

  20. Soulboarder ha detto:

    Confermo senza alcun dubbio la mia valutazione di Saviano. In teoria potrei anche rivedere al rialzo quella per Moccia se non fosse per il proliferare dei maledetti lucchetti persino nel mio paesello. 😉 Posso solo inchinarmi davanti al terribile sacrificio di tuo padre, giustamente come hai detto tu praticamente dimenticato in un episodio tragico e drammatico come quello del Congo. Purtroppo c’è stato un lungo periodo nel quale “morire per la patria” poteva perfino risultar sospetto e “puzzare” di un patriottismo classificato apriori reazionario. Spero vivamente che quei tempi cupi siano crollati col muro, ma non ne sono troppo convinto sentendo certi slogan su Nassirya. Concludo dicendo che non esistono solo lavori “nobili”, tipo il medico, il pilota, l’avvocato. Sarebbe bello poter scegliere senza alcun condizionamento il proprio futuro, ma questo non è praticamente quasi mai possibile: troppe sono le variabili e le contingenze della vita. A qualunque latitudine. Ma ci sono scelte che si intraprendono con passione e quella dei ragazzi di Kabul era di questa natura. Aloha

  21. anonimo ha detto:

    Quello che penso è che quei militari sapevano benissimo qual’era il pericolo che correvano, erano volontari e pagati bene per farlo. Nulla a che vedere con i poveri disgraziati contadini, meridionali e non, mandati a morire nella prima e seconda guerra sotto la minaccia della corte marziale e della fucilazione. E la motivaziione economica non ha nulla a che vedere con gli ideali.Se no tutti quegli extracomunitari che muoiono per costruire le nostre case, in nero, esponendosi a pericoli lo dovrebbero essere…..
    Ecco questo per distinguere e rispettare il dolore dei parenti dalla sua strumentalizzazione

    MarcoNE

  22. sherazade2005 ha detto:

    Mr. Soul

    non volevo dire che ci siano lavori ‘nobili’ intendevo piuttosto che – e sono pronta a scommerci una CENA, che chiedendo molti dei nostri ‘bravi ragazzi’ avrebbero volentieri portato avanti gli studi essendo predisposti ad altro.
    Non possiamo negarci che il nostro Sud sia decisamente la parte negletta dell’Italia.
    Spero tu mi capisca.

    sheraunabbracio

  23. sherazade2005 ha detto:

    MarcoNE

    Il tuo pensiero andrebbe suddiviso in almeno due parti, a mio avviso.
    “volontari e pagati bene per farlo” questo non toglie nulla ad una motivazione ‘ideale’ a un volere coscientemente compiere il proprio dovere (perché se si è militari di ‘dovere’ si parla) mettendo a rischio la propria incolumità. La morte, forse, nell’ingaggio invitante, certo che viene messa in conto ma sempre come un fatto remoto che ‘a me non succederà’. Di ben altre cifre, ammesso che si volesse barattarle con la propria vita, di dovrebbe parlare.
    Chissà perché penso a un Valentino Rossi vivo e vegeto oppure a un Ayrton Senna, che non c’è più.
    Questo stesso dibattito venne già fuori quando parlammo di Nassirya, sulla strumentalizzazione e l’enfasi posta nel piangere i ‘nostri eroi’,

    Ritorna per me importante il discorso della scelta. Molti di questi nostri militari, che poi accettano la missioni fuori sede, vengono innegabilmente dal nostro Sud ma questo non toglie che il loro lavoro sia fatto con convincimento. Forse oggi si è spento l’amor di Patria di quando le guerre erano per il pane (e non per il petrolio), i territori e il ‘nemico’ ben delineati.

    E finirei dicendo che in certi casi la motivazione economica è strettamente connessa agli ideali, anzi ne è un tramite.
    Giovani uomini che accettano anche perché le maggiori entrate (rpt pur sempre miserrime rispetto al rischio) rappresentano la possibilità – al massimo – di costruirsi un piccolo futuro non certo alla Talentino Rossi. Accettano le missioni molto spesso perché così riescono ad avvicinare la data del matrimonio.
    E lo stesso ragionamento, dolore e rispetto, deve andare – come tu acutamente sottolinei – alle vittime sul lavoro, a quei poveri senza terra che per quattro soldi in nero, saltano dalle impalcature, anche loro carne da macello ostaggio dei propri sogni. Agli operai che l’incuria avida del ‘padrone’ mette ogni giorno in pericolo (Thyssenkrupp) anche loro degli eroi. Eroi del quotidiano che cercano di costruire per loro e le loro famiglie un futuro che includa una piccola luce.
    Una luce e un bisogno primario di cui oggi si accorgono economisti e sociologi e si chiama diritto alla “felicità”.

    sheralogorroicafreestyle

  24. KatherineM ha detto:

    I politici parlano, parlano…tante belle parole, ma sempre sulla pelle dei figli degli altri, mai dei loro! Sicuramente la scelta di diventare soldati, e ancora più quella di andare in missione, è motivata, nella maggior parte dei casi, da problemi economici e questo rende la situazione ancora più triste. Io non posso che provare a mettermi nei panni delle madri, delle fidanzate e delle mogli di quei soldati e a sentire la disperazione sulla mia pelle…

  25. sherazade2005 ha detto:

    Grazie Kathy
    tu riporti al dolore dei vivi, a quelli che restano lacerati dentro dall’assenza definitiva dei loro cari.

    ==========

    Vorrei chiudere questo nostre riflessioni con uno stralcio di pensieri su La Repubblica di oggi di Afriano Sofri.
    E’ qui l’ingiustizia aberrante della guerra per qualsivoglia ottima motivazione: i bambini il loro diritto a una infanzia il piu’ possibile serena.
    “…Il bambino ha due anni, si chiama Simone Valente, è figlio di Stefania e del sergente maggiore Roberto, che tornava ieri in una bara dall’Afghanistan insieme ai suoi compagni caduti.
    …E la presenza di quel cucciolo deve aver esacerbato ma anche addolcito il dolore degli altri famigliari raccolti a Ciampino.
    …E l’Afghanistan? Penso che non siano stati pochi gli italiani che, nonni e genitori e fratelli adottivi per un giorno del piccolo Simone, hanno immaginato il giorno parallelo, e tutti gli altri giorni, dei bambini afghani. La cronaca di ieri ne dava sei o sette uccisi in attentati…”

    sheraungiornotristevelatodipioggiaecordoglio

  26. antares666 ha detto:

    In buona sostanza, l’America è la rovina di questa Europa servile, e impone ai suoi vassalli tributi in carne umana. Proprio come Baal, Chemosh e Moloch. L’America ha contaminato l’Europa con la peste del marketing e con la propria ignoranza essenziale: faremmo bene ad avviare un’opera di deamericanizzazione a tutti i livelli, anche se temo che ormai sia troppo tardi.
    Un abbraccio e buona settimana a te, carissima

  27. sherazade2005 ha detto:

    Obama a viso duro ha sottolineato che vanno, e di molto, implementati i continegenti in Afganista.

    sherabbraccioricambiatoxMarco

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