Carne da macello (sempre al femminile)

 

 

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Sarebbero una trentina le donne che Gianpa­olo Tarantini avrebbe portato alle feste del premier Silvio Berlusconi.

Alcune hanno ri­cevuto un compenso di 1.000 euro

«per prestazioni sessua­li »

 altre

«soltanto un rimbor­so delle spese».

 

“…Voglio infine precisare che il ricorso alle prostitute ed alla cocaina si in­serisce in un mio progetto te­so a realizzare una rete di con­nivenze nel settore della Pub­blica amministrazione perché ho pensato in questi anni che le ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella società».

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Sono, mi ritengo una donna di larghe vedute, ho vissuto e vivo la mia vita senza “pruderie” .

Mi  guardo mentre sto cercando di scrivere qualcosa, qui,  sulla banalità oscena delle ammissioni di questo tal Tarantini  e la sua consequenziale ricetta per il successo.

  

Provo a orchestrare un pensiero compiuto, tento un’analisi senza riuscirci,  e davanti agli occhi si materializza mia nonna – donna coraggiosa che diciottenne  nei primi del  Novecento, seguì mio nonno a Parigi, aderirono al movimento futurista,  vissero  la bohème,  (con)vissero more uxorio ben oltre la nascita della mia mamma – eppure si arrivò a un punto  che mia nonna cominciò a inorridire e a ritirarsi sempre più nel suo guscio perché “Questo mondo non mi appartiene più”. Ed io, ragazzina,  pensavo che fosse diventata vecchia, fuori tempo.

 

Oggi,  svoltato il nuovo millennio,  io sono un’estranea al mondo  come mia nonna:

quando (ultima della serie) vedo che alla mostra di Venezia la ribalta è tutta per una escort=puttana, certo non da quattro soldi ma da mille + mille euro a notte,  ‘regalata’  al nostro presidente del consiglio  per ingraziarsi i suoi favori,  questo è,  io divento irrimediabilmente  insofferente,  fuori da questo tempo,  e vorrei parlarne con voi  e scoprire se  la minoranza silenziosa, quella che si indigna pur chinando la testa,  non sia maggioranza.

 

Ottime

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