Un bene inalienabile: la gentilezza

 

Uscirà a giorni, anche in Italia,  un libro interessante: “Elogio della gentilezza” di Barbara Taylor e Adam Phillips, di cui gia’ ho letto alcune ottime segnalazioni e che traccia, appunto, l’elogio della gentilezza,  un sentimento a me caro, un valore fuori corso, spesso un inutile orpello.

Ne so qualcosa.  La mia gentilezza spesso viene equamente confusa per leziosaggine o per un eccesso di spirito protettivo. Non è simpatico ma io vado avanti d’istinto, fa parte del mio dna, dell’educazione che ho ricevuto, del percorso che ho fatto e pratico ‘despite all’.

 

Ieri La Repubblica  ha pubblicato alcuni passaggi del libro e tra questi:

 

Un indicatore della salute mentale – scriveva Winnicott nel 1970 – è la capacità di un individuo di entrare in forma immaginativa e in maniera accurata, nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona; e anche di concedere a un’altra persona di fare la stessa cosa con lui”.

 

Per vivere bene dobbiamo riuscire a identificarci con le altre persone attraverso l’immaginazione e permettere loro di identificarsi con noi.

 

L’egoismo implica una mancanza di immaginazione così acuta da essere una minaccia non tanto per la nostra felicità quanto per la nostra sanità mentale.

Prendersi cura degli altri – sosteneva Rousseau – è ciò che ci rende pienamente umani.

 

Dipendiamo gli uni dagli altri non tanto per la nostra sopravvivenza, quanto per il nostro essere vero e proprio.

 

Il sé, privato delle sue forme di attaccamento simpatetico, o è finzione o è follia”.

 

Non so a voi, eppure questo ultimo pensiero mi dà l’amara consolazione di capire meglio le ingiustizie, le scempiaggini, l’arroganza, la stupidità anche, che mi circondano e che da ‘semplicitiotta’ liquido con una esclamazione:

“Follia, un’enorme follia collettiva”.

 

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