(s)fortuna

 

 

 

 

 

Quadrifoglio

 

 

 

 

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Di soprassalto, nel cuore della notte, assai lontane dall’epicentro , le nostri voci: "Lu’? che sta succedendo?" "Mamma! " era gia davanti alla mia porta "Stai bene?".  Solo dopo abbiamo realizzato. Acceso la televisione e il computer. Erano circa le 3.40 e a non troppi chilometri di distanza il disastro. Ancora un’altro terremoto che ha distrutto L’Aquila e un corollario di piccoli borghi, di case antiche, all’interno delle quali si sono avvicendate le vite di generazioni come nel romanzo (leggetelo) di Sebastiano Vassallli  "La casa di pietra".

Ho amici i cui parenti vivono all’Aquila. A un compagno di lavoro è morta la mamma; ad un’altro il nonno. Non pensare al dolore di tutti, incluso quello dei sopravvissuti,  sarebbe riduttivo, impietoso. Non si può sentirsi estranei – oggi meno che mai.

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