Una dedica post mortem

Mentre in pompa magna si propagava nell’etere il nulla autoreferenziale del Festival di Sanremo, un ben altro Festival si svolgeva a Berlino e la vittoria dell’Orso d’oro andava a due tra i i nostri migliori e sensibili registi,  Paolo e Vittorio Taviani con il film “Cesare deve morire”. Erano 21 anni che l’Italia non vinceva.

“Questo premio ci dà gioia soprattutto per chi ha lavorato con noi. Sono i detenuti di Rebibbia che hanno dato se stessi per realizzare questo film” ha affermato Paolo Taviani.
E ancora :” “E poi ci fa piacere vincere un premio in un festival come questo che non ha un indirizzo generico ma che al contrario ha un carattere molto specifico: cerca forze nuove e cerca forze che si appassionano a tematiche sociali. In questo momento io penso ai nostri amici, i nostri attori e nostri complici nelle celle di Rebibbia”.
Paolo ha reso omaggio agli attori:
“Voglio fare alcuni dei loro nomi: a loro infatti va il nostro pensiero, mentre noi siamo qui tra le luci sono nella solitudine delle loro celle. E quindi dico grazie a Cosimo, Salvatore, Giovanni, Antonio, Francesco e Fabione”

Io vorrei estendere la dedica di  questa vittoria e questo film ad un giovane detenuto di 21anni – ancora senza nome – che oggi, nel carcere di San Vittore a Milano si è tolto la vita. Il ragazzo, accusato di violenza sessuale, da quattro mesi era in carcere in attesa di giudizio, e aveva più volte denunciato di aver subito violenze e percosse.  La direzione del carcere nega, asserendo che fosse tenuto in isolamento.
Dall’inizio dell’anno sono dieci i detenuti che si sono tolti la vita e 24 i decessi avvenuti nelle carceri italiane.

Una farfall(in)a è per sempre

“Sono qui per stupirmi”, afferma un verso di Goethe. Bisogna essere ciechi o estremamente aridi se, alla vista di una farfalla, non si prova gioia, fanciullesco incanto, un brivido dello stupore goethiano. La farfalla, infatti. è qualcosa di particolare, non è un animale come gli altri, in fondo non è propriamente un animale ma solamente l’ultima, più elevata, festosa e vitalmente importante essenza di un animale.
La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare, vive solamente per amare, e per questo è avvolta in un abito mirabile. Tale significato della farfalla è stato avvertito in tutti i tempi e da tutti i popoli. E’ un emblema sia dell’effimero, sia di ciò che dura in eterno. E’ un simbolo dell’anima. ”
Farfalle, Herman Hesse

Conoscevo questo pensiero di Hesse ma, sopratutto,  l’amore con cui mia madre mi chiamava la ‘mia farfallina’  è la ragione del mio tatoo

 

“Gioca il giusto”

Questo video che sta passando a tappeto a tutte le fasce orarie e su tutte le reti televisive è profondamente disonesto (come del resto quelli che inneggiano a marche di liquori piuttosto che a sigarette “che procurano la morte”). Ci dice che la razionalità dei calcoli che prevedono la perdita quasi certa di 1 euro (ma sappiamo bene di quante persone – senza distinzione di sesso o di età-  sempre di più stiano dilapidando anche miseri stipendi nel gioco d’azzardo)  in questo particolare  periodo di crisi non viene confrontata con il ‘valore atteso’ statistico di 15 centesimi, ma con il valore molto più alto che si attribuisce al ‘SOGNO’ di una casa, di una macchina, magari d’un viaggio mentre la disoccupazione, il precariato, la svalutazione del potere di acquisto logorano la vita ‘reale’.
Che tristezza, che raggiro disonesto, promuovere i sogni attraverso il gioco d’azzardo con la chiosa di  quel paternalistico avvertimento:
“Gioca il giusto!”

 Un po’ di dati
La Sisal è l’azienda privata italiana che ha in concessione dal Monopolio di Stato la gestione di giochi d’azzardo e scommesse. Più di 19.000 terminali installati in locali pubblici di ogni tipo, dai bar e tabaccherie alle edicole e ai centri scommesse.

Il SuperEnalotto è il più difficile gioco al mondo con una possibilità di indovinare i 6 numeri di 1 su 622.614.630

La teoria delle scelte razionali (TSR) insegna come decidere razionalmente se fare o meno una data mossa.
Nello specifico poniamo il caso che con una giocata da 1 euro al Superenalotto si possano vincere 90 milioni, la scelta è comunque irrazionale perché la probabilità di azzeccare tutti e sei i numeri estratti sui 90 possibili è meno di 1 su 600 milioni circa.  La vincita che ci si può aspettare giocando, la cosiddetta vincita attesa, equivale a questa probabilità moltiplicata per i 90 milioni: cioè a 0,15 euro (=90/600).
Dell’incasso (vincita) complessivo:
 8% è trattenuto dal punto vendita,
 3,73% va al concessionario (attualmente la Sisal)
 34,648% costituisce il montepremi
 53,6% (e in Sicilia il 41,1%) va allo Stato Italiano.
 Le vincite, in contanti, non sono tassate.

A tutto il  2009 che è l’anno preso in considerazione lo tzunami dei soldi  che girano  e di cui lo Stato italiano è il beneficiario principale (53,6%) è inimmaginabile.
 ai punti vendita  3.300.000.000 x 8% pari a 264 milioni di euro
 Il montepremi totale è stato di 3.300.000.000 x 34,648% pari a 1.143.384.000 euro
 alla Sisal sono entrati 3.300.000.000 x 3,73% pari a 123 milioni, 90 mila euro
 allo Stato, fatti i debiti conti,  nel 2009 sono entrati circa 2milioni   (1.769.526.000) di  euro. Io lo definirei uno Stato matrigna: basterebbe che regolamentasse il gioco senza lucrarci con il 53,6%.
 

Fantasie ero(t)iche di una nonna americana

In questo mondo immacolato, supportata da ben alt(r)o evento, voglio finalmente farvi una confessione.

In tempi lontani ho fatto anche io uno stage full immersion.  Sì, al Cremlino, presidente Nikita Krusciov. Ricordo poco o niente però.

Gli anni, quasi settanta, non hanno offuscato anzi probabilmente hanno fatto rifiorire la memoria un po’ spudorata di Mrs Mimi Alford, americana morigerata, amministratrice di una parrocchia di New York, oggi in pensione e nonna.
“..ho taciuto per mezzo secolo per non imbarazzare personaggi ancora vivi…”
Credeteci o no, fatevi due conti, ma a quanto pare questo è il nuovo protagonismo di chi con ingiustificata morbosità  fa emergere delicatissime rivelazioni personali che vanno a scoperchiare tombe e segreti di persone da lungo tempo defunte.

Mrs Mimi, dopo una gestazione di due anni ha dunque dato alla luce una sua memorietta nella quale scodella i giochini ero(t)ici – lei sempre consenziente, anzi “onorata” – con il presidente Usa, J. F. Kennedy, suo fratello e i suoi collaboratori più stretti.  Una dovizia di particolari che la signora avrebbe – forse – più pudicamente  dovuto serbare per sè  non per proteggere i morti ma piuttosto i suoi figli e i suoi nipoti perché se è vero che gli americani hanno un forte senso patriottico è altrettanto vero che sono fortemente puritani e le questioni di sesso, non come in Italia, mettono a dura prova sia i governanti che i loro ‘complici’.

Nel libro la signora rispolvera suoi atti da crocerossina come quando una sera in piscina il presidente le chiese “…perché non lo aiuti a scaricarsi?” riferito a David Powers visibilmente accigliato.  Lei acconsenti e “…il Presidente rimase a godersi lo squallore del quadretto”.
Racconta la signora, questo sì un particolare agghiacciante (sarà vero e chi lo potrebbe supportare?) che nel novembre del 1963 a ridosso della partenza per Dallas,  il Presidente Kennedy le telefonò annunciandole con tono annoiato: “Tra qualche giorno sarò a Dallas.  Quando torno ti chiamo e ci rivediamo”.
Poi è andata come è andata; mrs Mimi non ha rivisto il Presidente e a noi ha consegnato questi brutti episodi di un uomo, il più potente del mondo, assassinato il 22 novembre 1963, che irretisce con il suo fascino una giovane stagista, e ci consegna una donna-nonna che non ha saputo elaborare in solitudine uno spazio della sua vita dal quale lei per prima ne esce malamente, oggi.

Negli Usa hanno ottimi psicanalisti ma..
PECUNIA NON OLET

(non) lavorare stanca

Leggo su Affari & Finanza un articolo di Marco Panara che titola “Il lavoro del futuro sarà poco e povero” sottotitolo ‘Salute, istruzione e benessere le frontiere del lavoro che verrà’.

In sintesi dice quel che tutti sappiamo e cioè che bisogna aumentare la produttività per tornare a crescere ma per contro aumentare la produttività vuol dire produrre con un minor numero di persone; che liberalizzare i mercati aumentata le potenzialità dell’economia e dello sviluppo globale ma che più si aprono i mercati più aumentano le diseguaglianze.

Oggi la disoccupazione è al massimo storico e di questo ‘dramma’ i paesi industrializzati sono il cuore: il 55% dell’aumento della disoccupazione globale tra il 2007 e il 2010 è avvenuto nella parte più “ricca” del pianeta. E la percentuale di disuguaglianza in Italia tra i redditi più ricchi e quelli più poveri è di 10 a 1 ( per gli Stati Uniti 14 a 1).

C’è di mezzo, ovviamente, la crisi ma il succo è che i paese industrializzati non riescono a creare tanto lavoro quanto sarebbe necessario per dare a tutti i cittadini delle prospettive dignitose di vita.
Creare posti di lavoro il punto centrale ma a monte è indispensabile la ‘domanda’ ma se le famiglie non hanno di che spendere per acquistare beni e servizi le imprese non investiranno e dunque non assumeranno.

Secondo gli ultimi studi dell’Ocse e dell’Organizzazione int. del lavoro (Oil) anche una crescita più sostenuta non creerebbe i posti di lavoro necessari: causa principale le tecnologie in grado di produrre tutta una serie di cose in brevissimo tempo e con pochissime persone.

Dunque con grande competenza, e io aggiungerei con un pizzico di maggiore umiltà, è necessario che il nostro attuale Governo in concertazione con le parti sociali valuti e velocemente applichi tutte quelle modifiche di indirizzo (‘Salute, istruzione e benessere le frontiere del lavoro che verrà’) necessarie per reinventare l’occupazione e dare quelle risposte per le quali è stato posto in essere: tirarci fuori velocemente dlla crisi, affrontare temi spinosi e impopolari per qualsivoglia partito avvinghiato al proprio consenso elettorale

E qui non posso non riagganciarmi alla ‘freddura’ del Presidente Monti che invitava i ‘giovani’ a essere ‘creativi’ e autonomi e lasciar perdere il lavoro a tempo indeterminato (santa monotonia che mi ha permesso di programmare e migliorare la mia vita lavorativa e non!). Molto bene ma con quali garanzie? Non è che ci si inventa una professione se non si ha una base economica di partenza. E le banche, quelle che spolpano i correntisti ma se si tratta di dare un fido di 5mila euro te lo negano?

La ministra Cancellieri da parte sua ha ribadito che ‘questi giovani cercano solo il posto fisso e magari nella stessa città, vicino a mamma è papà’. Certo non si riferiva al ‘caso’ della figlia – classe 1976 – della sua collega Fornero che a 26 anni associata all’università di Chieti fu prontamente richiamata all’università di Torino con Babbo e mammà  con secondo posto FISSO alla Fondazione San Paolo sempre a Torino. Cmq quella della ministra Cancellieri  è stata una battuta ‘snob’ e superficiale, neppure originale perché ricalca quella sui ‘bamboccioni’ di Padoa-Schioppa.
Espatriate ragazzi viziati dall’idea anacronistica di una prospettiva di vita. L’Italia è già un paese ‘vecchio’ siate moderni. Il prof. Monti ha anche detto che in Italia Mark Zuckerberg non avrebbe inventato FB: ti credo ma qui non inventeremo neanche il mocho vileda! con il suo bene placet ad andarsene in un non meglio identificato paese del bengodi. Un Paese vecchio il nostro destinato a invecchiare e impoverirsi ancora di più.

Credo purtroppo che questo Governo dei tecnici (età media 63 anni) formato da baroni e da banchieri, che da sempre hanno occupato i ruoli chiave della nostra società stiano facendo un lavoro demagogico e – mi permetto di dire – di forzatura, senza essere supportati da un mandato elettorale. E’ vero che il tempo è poco o già oltre ma la supponenza con la quale rivendica l’autonomia di ‘andare avanti’ a dispetto della contrattazione e sulla pelle delle classi svantaggiate della società, ebbene era inaccettabile prima e lo è oggi.

Ecco, l’ho detto e su di me gli strali divini.

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Beautiful minds

Impazzano le classifiche e nevicano premi.

Non poteva mancare la classifica degli “uomini più belli del pianeta”.
David Beckham il primo e, il vederlo smutandato D&G in gigantografie appese ovunque, ancor più del suo mestiere di calciatore, gli ha dato una maggiore visibilità concentrata (siamo uomini o caporali!) in ‘quel’ punto nevralgico che il nostro Carlo Verdone in “ Troppo forte” rimpolpava con un pacco di cotone idrofilo.
Ryan Goslin, Ryan Reynolds, Bradley Cooper e Jake Gyllenhaad, tutti attori piuttosto giovani, occupano dal secondo al quinto posto.
Non chiedetemi chi sono perché forse li ho visti in un qualche film ma nessuno di loro ha attratto la mia attenzione. O più probabilmente sono io irrimediabilmente legata a quella generazione cui appartenevano il ‘mio’ bellss Benicio del Toro (Traffic, 21 grammi, Sin city e Che Argentino, Che Guerriglia di Steven Doderbergh) o Matt Damon (Invictus, The departed…).
Con mia grande sorpresa nell’attuale decina non compare lo statuario Michael Fassbender che nel recentissimo “Shame” con i suoi nudi integrali più del film (per me ben confezionato ma inutile che nulla ha a che fare con la sesso dipendenza ma piuttosto con la noia di vivere di un anaffettivo immaturo) è stato unanimemente apprezzato. Ha un bel viso, un bel popò e senza cotone si capisce che Beckham ‘je fa ‘n baffo’.
E’ scomparso l’irriducibile sex symbol trasversale Sean Connery e il bel medico di ER alias George Clooney, lasciato il Martini, ora sorseggia decaffeinato, rassicurante immagine di uomo tranquillo.


Ciò detto vogliamo parlare della morsa del gelo? Della tragedia della nevicata a Roma? O forse vogliamo parlare di politica che non c’è e dei furbetti non più del quartierino ma degli interi palazzi o appartamenti che valgono quanto un intero quartiere di case popolari?
No, preferisco cazzeggiare perché, in fondo, siamo a lunedì è l’una di notte, per domani il signor Sindaco ha consigliato di stare a casa, il foglio bianco langue mentre la neve diventa scura e allora…non è d’obbligo leggere e andate oltre.

Buona settimana e che sia  migliore di quella passata.

Lenta la neve fiocca, fiocca

Nevica forte a Roma da ieri sera, ininterrottamente.
La magia della neve è stata imbrattata dai grandi disagi di quei cittadini che contravvenendo al Monti pensiero, nonostante la mo-no-to-nia del posto fisso e lo spauracchio di un ennesimo turn-over, sono usciti per andare a lavorare.
Così ha fatto anche mio figlio rientrato alle sette di sera dopo essere stato bloccato sul raccordo anulare a partire dalle due.
Solo il 25% dei mezzi pubblici ha circolato perché…il restante 75% sprovvisto di gomme da neve.
E’ iniziato lo scarico delle responsabilità tra il signor Sindaco e la protezione civile.

Lo so sono polemica e vi ho tolto l’incanto del bianco mantello che ha completamente rapita la piccola Sally in giardino

Elogio dell’amicizia

L’amicizia è un intreccio caldo di abbracci che arriva al momento giusto e che oggi ho trovato ben confezionato sullo zerbino di casa.
Come il freddo mi era stato preannunciato l’invio e come il freddo è arrivato puntuale.
Grazie amica mia.
Nel giorno che Splinder chiude definitivamente noi siamo già oltre.

Pubblicità progresso


E’ ora di cena e mi sono preparata il vassoio dove ho poggiato il mio piatto con mozzarella di bufala, finocchi tagliati a spicchi grossolani conditi con un filo d’olio e qualche oliva nera a contrastare tutto quel bianco. Il mio solito bicchiere di vino al quale non rinuncerei per nulla al mondo. Sono mediamente serena e sicuramente molto privilegiata.
Accendo la televisione (Che tempo che fa è un po’ una droga leggera, potremmo dire anticipatrice del Governo sobrio, negli ultimi tempi smaccatamente ‘fazioso’ ma non è questo il punto).
Pubblicità a raffica: un George pantofolaio che promuove decaffeinato, donne pantera versione peripatetica, niente pannoloni il sabato sera ma la spettacolarizzazione di visi e visi e occhi che bucano lo schermo di bambini malati e malnutriti mentre la voce e il viso mestamente sorridente di una sobria signora invita a ‘donare’ 80 centesimi.
Mi chiedo se serve davvero esibire quei bambini dietro i quali ruota tutto un lavorio fenetico alla ricerca della foto e del bambino, ‘quel’ bambino che più ‘buca’ lo schermo. Pensano davvero che qualcuno si alzi da tavola e corra a cercare una penna per segnarsi il nome dell’organizzazione o il numero del conto corrente?
Probabilmente no ma da brave persone si inteneriranno e diranno ai loro bei bimbi vagamente obesi “Mangia! Guarda…poverini…”

Il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale.
Lo stomaco vuoto rende difficile qualsiasi attività, dal lavoro allo studio ai piccoli gesti che compiamo ogni giorno.

Il diritto al cibo è così importante che già nel 1948 fu incluso nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Nel 2000 le Nazioni Unite sancirono che il primo Obiettivo di sviluppo del Millennio fosse dimezzare il numero di persone che soffrono la fame entro il 2015. I risultati sono ancora ben lontani.
I più importanti organismi internazionali tra cui l’ Oms con il suo recente Rapporto sulle diseguaglianze, i governi, discutono da decenni di fame e malnutrizione, ne identificano le cause, propongono soluzioni, stanziano denaro; eppure la situazione non fa che peggiorare.
Secondo i dati FAO, alla fine del 2009, le persone che vanno a letto ogni sera e per più sere “a pancia vuota” hanno superato il miliardo. Nel mondo la fame è una realtà quotidiana per una persona su sette
Ogni anno, nei Paesi in via di sviluppo, circa 30 milioni di bambini nascono con crescita menomata a causa della malnutrizione durante la gravidanza e muoiono prima del compimento dei cinque anni.

L’Unicef stima che un terzo dell’umanità ha meno di 18 anni e vive in gran parte in condizioni di povertà ed emarginazione.

Questi i fatti . Servono gli occhi di bambini stremati per lastricare il mondo di buone intenzioni? Io penso di NO.

La recita di Bolzano


“Allora baciò la servetta a Bolzano, in una camera della Locanda del Cervo, tre giorni dopo la sua fuga dai piombi (…)

Le due bocche si incollarono l’una all’altra, ed ecco cosa accadde: qualcosa cominciò a cullarli. Era un moto ondeggiante che ricordava le coccole fatte ai piccini, come quando un adulto prende tra le braccia un bambino che ha giocato molto ed adesso è triste perchè si è stancato e tra poco farà sera (…) continuarono a baciarsi, il moto che li cullava, quel rullio strano e malinconico, li travolgeva a poco a poco nel bacio, come fa il mare il cui andare oscillante è al tempo stesso ninnananna e pericolo, fatalità e avventura.

Fu come se stessero precipitando giù dalle rive della realtà in preda ad una vertigine, per accorgersi poi con stupore che riuscivano a vivere e a muoversi anche in quel elemento, nell’elemento ignoto della fatalità e che poi non era tanto sgradevole allontanarsi dalla sponda, lasciandosi cullare dolcemente, smarrire ogni contatto (…) Ogni tanto tra un bacio e l’altro si guardavano intorno con occhi assonnati, come se sollevassero il capo dalle onde per poi lasciarsi ricadere in basso in quel elemento pericoloso e ristoratore, lenitivo e indifferente, pensando :

‘Forse non è poi tanto orribile sprofondare nel nulla! Forse è quanto di meglio possa offrirci la vita: farsi cullare così e perdere la memoria.’

E, dopo aver spalancato le braccia con gesti supplichevoli ed invitanti, ciascuno strinse a sè con forza il capo dell’altro.

Fu così che continuarono a baciarsi.”

E’ ‘il’ libro che da anni e per anni resterà sulla mensola sopra il mio letto. E’ un libro struggente, autunnale. Un grande romanzo sull’amore e sull’egoismo calcolatore di un Giacomo Casanova in declino. fuggito dai Piombi, soprattutto incapace di salvare sè stesso da sè stesso e dunque eternamente in fuga.
Una fuga senza speranza perchè ogni porta del suo mirabolante passato, anche quella rappresentata dalla giovane contessa di Parma che ora rivendica di aver tanto amato, gli si chiude violentemente con le parole del vecchio Conte:
“ Fatti conoscere da lei, Giacomo, affinchè si renda conto che per lei non esiste una vita diversa da quella che le ha assegnato il destino, che tu sei l’avventura e che per lei non esiste nessuna possibilità di vivere insieme a te, perché tu sei la notte, la burrasca e la peste che sorvolano i paesaggi della vita, ma poi arriva il mattino, sorge il sole e la gente disinfetta le case, passa la calce sui muri e strofina i pavimenti…”

Certo nulla da eccepire al ragionamento del vecchio Conte ma…è davvero tutto cosi netto? Notte e luce del giorno così distanti come se non ci fosse tra loro un’Aurora attraverso la quale la notte si illumina e muta in giorno?
La rinucia come saggezza o rimpianto?